Cartolina da Facebook

“Sento una porta chiudersi di colpo. Un urlo. Il cellulare vibra.”

 

In estate quando le mie amiche vanno al mare io rimango in città a dare un mano a papà in libreria. Fuori fa caldo da sciogliersi ma tra le pareti colorate di copertine c’è profumo d’inverno sotto forma di aria condizionata. A guardarmi da lontano mi darebbero dieci anni ma ne ho sedici, quanto basta per iscrivermi su Facebook.
“Margherita, fai un piacere, apri quello scatolone appena arrivato” mi dice papà. Lascio il cellulare e lo metto in tasca, anche se mi rode, stavo smanettando su Facebook. Qui ho settanta amici ma non so mai cosa dire e quello che scrivo in genere non ottiene tanti like.
Raccolgo i capelli neri a coda, prendo le forbici, vado nel piccolo sgabuzzino dove papà fa depositare i pacchi e taglio lo scotch sul cartone. Lo scatolone si apre e mi perdo tra i titoli: Assassinio mobile, Violenza sul web, Crimine adolescente.
Sento una porta chiudersi di colpo. Un urlo: “Cosa fate?”. Sembra un grido di paura. “Mani dietro alla testa e apri la cassa”.
Il mio cellulare vibra. La Isabella ha ottenuto dieci like per una foto in cui mostra i suoi piedi sullo sfondo di una spiaggia. Lei dice che sono un po’ scema. “Subito!” mi sembra di udire nell’altra stanza “Basta che non mi facciate male!”. Bella idea Isabella, io non so mai cosa scrivere o fotografare. L’altro giorno ho provato con una pizza ma non se l’è filata nessuno.
“C’è qualcuno oltre a te in libreria?”. Silenzio. Quel silenzio che mi piace, così posso scrivere sul cellulare tranquilla. A quella bastarda di Isabella non metto un like nemmeno morta. Ma oggi voglio fare un post da urlo anch’io che il mare non l’ho mai visto.
La porta della stanza dove mi trovo si apre violentemente. Afferro subito il cellulare, fotografo e mando, la fotocartolina è su Facebook, sono diventata talmente veloce che mentre l’immagine fa il giro dei miei amici non mi accorgo che una mano mi solleva di peso e mi scaraventa a terra.

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Quando riapro gli occhi mi ritrovo in ospedale. Papà è di fianco a me, ha la testa fasciata e gli occhi preoccupati. “Tutto bene cara” mi dice sollevato. “L’hai scampata bella, per fortuna tuo zio ha sentito le urla, ha chiamato i vigili vicini e sono riusciti a fermare il rapinatore”.
Appena finisce di parlare il mio primo pensiero è per il cellulare: “Me lo dai papà?”. Lui sorride e me lo passa, ancora la testa mi fa un po’ male ma appena apro Facebook vedo bene quello che è successo e mi piace. Settanta volte “mi piace”, appunto, sulla mia fotografia di un brutto ceffo con il passamontagna nero e una mano che si apre minacciosa. Ne sono felice, sì, fa un bell’effetto su Internet, posso dire di essere finalmente felice.
Monica Sommacampagna – Da “La Narragenda 2017” (Delmiglio Editore)

by Monica Sommacampagna, on 11 ottobre 2016